Ragazzi, questo è un blues con riff in Sì perciò occhio agli accordi e statemi dietro, okay?

Ho sei anni. Sono le 16. Vado al cinema.
Mio fratello non può. Troppo piccolo, sta con i nonni.
Una settimana dopo, ovvero l’altro ieri, se ne va nonno Mario. Credo di averlo salutato proprio quel pomeriggio, prima di uscire.
Il cinema.
Il mio primo film è stato E.T., tre anni prima. Questo è il secondo.
Stavolta mio fratello non viene con noi perchè i miei non vogliono ripetere l’esperienza. Come dargli torto? Dopo appena 13 minuti di film, quando Elliott si scontra per la prima volta con la creatura di Rambaldi, esplodo in un pianto disperato. Così mi raccontano. Via dal cinema, subito. Ho smesso di urlare solo una volta tornato a casa.
(Vent’anni dopo, sul set di Gangs of New York glie l’ho detto, a Elliott. Rideva. Cazzo ti ridi gli ho detto, in italiano. E lui ancora.)
Il cinema, dicevo. È il 18 ottobre 1985.
Oggi i miei sono tranquilli. Hanno visto gli spezzoni (ndt: il trailer) in tv, dicono che si può fare. E poi dai, sono in prima elementare adesso.
E così mi portano a Hill Valley.
Scopro Levi Strauss, Chuck Berry, i Platters, Jerry Lewis, la Libia, il plutonio.
Scopro che i paninari indossano il giubbotto di salvataggio e bevono Pepsi senza pagare, fantascienza e cappuccino.
E mentre mi chiedo se diventerò uguale a mio padre scopro che il presidente degli Stati Uniti è un attore e che se modifichi un monopattino puoi fare un sacco di roba interessante.
Ci sono dentro fino al collo. E non me ne voglio più andare.
Soprattutto quando li vedo uscire di scena in volo, verso il futuro.
Sulle note di Huey Lewis & the News ci alziamo, felici, incantati. Si accendono le luci. Il mondo è un bel posto. Ce ne andiamo a casa ma in realtà io, da quella sala – da Hill Valley – non sono più uscito.
Per vedere il futuro devo aspettare di compiere dieci anni e tornare lì, una sera, appena prima di Natale. Incredibile. È persino meglio. Sarà perchè stavolta c’è anche mio fratello.
Nel frattempo: ho rischiato di finire ammazzato un paio di volte cercando di agganciare un’auto con lo skate, ho imparato un po’ di parolacce (ma mutato figlio di puttana resta tutt’ora la mia preferita), ho riempito diari di flussi canalizzatori e frecce giallo-arancio, ho desiderato ardentemente una chitarra elettrica e, ovviamente, ho ripassato le battute grazie a centinaia di repliche in vhs.
Il futuro.
Qualcuno ha detto che è pericoloso vedere il futuro. E se poi ti condiziona la vita?
E se poi ti trasformi in uno che colleziona macchine volanti e tavole fluttuanti? E se poi arriva a definire alcune sfumature del tuo carattere, a contribuire ad una determinata visione del mondo e alla tua idea di eroe? E se poi, insomma, ti segna per sempre? Sento che non potrei sopportare questo tipo di rif—ops.
Michael.
A sette anni ero già più alto di lui ma questo non ostacolava la venerazione. Soprattutto dopo averlo visto trasformarsi in lupo mannaro e volare a canestro.
(Per qualche anno ancora mi sono chiesto come facesse Stiles a conservare “fumo” nella carta stagnola, ma questa è un’altra storia)
Eccomi, proto-cosplay in quinta elementare, orecchie blindate nel walkman, jeans e smanicato rosso di El Charro (!) sopra all’unica camicia che avevo, bianca a stelle blu due taglie più grande e su un tot di stelle la scritta Go Jovanotti Go. Tosto e gagliardo. Amor di patria e sprezzo del pericolo.
Un anno dopo si torna indietro, più indietro. Scopro Clint Eastwood, Verne, Samuel Colt, gli “indiani” e il moonwalking. Ci metto anni a capire cosa mi lascia addosso, poi arriva Internet e aiuta. Pare si dica: meh.
I capitoli scolpiti nel cuore, dunque, restano due.
Poi le medie.
Lo skate, la breakdance, i fumetti, la chimica. Tanto per ricordarmi quanto di ciò che sono gli appartiene.
Poi arriva Spin City. Sono grande ormai, eppure questo brivido arriva tutto.

Poi quel funesto primo giugno 2008, giorno in cui ho scoperto che non avrei più potuto fare laltro pellegrinaggio (il primo, per ovvie ragioni, è sulla costa orientale delle Hawaii).

Cinema. Oggi. Trent’anni e trentamila visioni dopo. Obama non è Goldie Wilson, le macchine ancora non volano (ma Toyota sembra fare sul serio [Maggiori info qui] e Mercedes rosica). Hendo ce l’ha quasi fatta. La CGI pompa ma anche adesso si vede che è finto. Le tasche rovesciate sono niente in confronto ai risvoltini. Il download di questa chicca partirà a breve. Bob Gale si è rimesso a scriverePepsi gongola. Nike di più. Le bacheche dei social sono uno spettacolo che vorrei vedere 365 giorni all’anno. Il lato oscuro mi sussurra che da domani tutti i capitoli della saga saranno ambientati nel passato. La Forza è qui a dirmi che tutto è come è sempre stato: Classic. Timeless.

Nel frattempo l’iniziazione dei Turbonani ha avuto luogo nell’anno migliore.
Qui un paio di feedback a caldo:

>>>To be continued.

Parte di questo post è stata originariamente pubblicata nel 2010, in occasione di #BTTF25, che sembra ieri, come tutto il resto.

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Un Commento

  1. Pingback: Guarda! Ha un volopattino! « leonardiana.

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