sulla Pienezza

Osservare i bambini offre continuamente l’opportunità di realizzare un paradosso squisitamente umano, e cioè che più si fa in modo di immettere dall’esterno, riversare cose, concetti, esperienze e nozioni in una persona, più si è testimoni di come questa perda spessore, vigore, vitalità. Più la si riempie, più si svuota.
Al contrario, quanto più ci si adopera per creare le condizioni per far emergere ciò che ha dentro, maggiore sarà la pienezza che trasparirà dai suoi occhi. Da quello che pensa, dice, da come lo dice. Estrarre è riempire.

La sento come una realizzazione intima, personale, ma magari qualche luminare della pedagogia dice lo stesso da secoli, e meglio. In tal caso mi limiterò ad annuire con forza, a sottoscrivere in pieno. Crescere (con) dei figli è un esperienza che trascende ogni tentativo di comunicarla. Misticismo. Sette anni padre, sette anni in Tibet.

Dopotutto la faccenda è sempre la stessa: l’insegnamento da una parte, l’educazione dall’altra. Insegnare, mettere dentro. Educare, condurre fuori. Imprimere, esprimere.
Inspira, espira. Che la via sia proprio il trarre ispirazione da questo ritmo, principio e fine di ogni cosa?

Una cosa è certa. Devo tornare a praticare l’Aikido. Stavolta coi turbonani.

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