I N T E R S T E L L A R

Memento è un film sulla capacità d’attenzione del maschio caucasico medio.
Batman Begins è un film sull’essere orfani. (Dark Knight è un film sull’essere seri, Rises è un film di merda)
The Prestige è un film sull’essere gemelli.
Inception è un film sull’essere padre, vedovo e lontano dai figli.
Interstellar è un film sull’essere padre, vedovo e lontano dai figli.

Messa così sembra la filmografia di Muccino. Fortuna che stiamo parlando di due fratelli che negli ultimi quindici anni hanno rappresentato una delle poche ragioni per cui valga la pena pagare un biglietto per una sala buia, piuttosto che tirare giù un torrent.
Christopher & Jonathan Nolan. Chris, il maggiore, scrive e dirige bombe mediatiche. L’altro gli dà una mano su soggetto e sceneggiatura. Ma l’apporto del giovane Jonathan dev’essere abbastanza significativo, considerando che in sua assenza Chris è capace di tirare giù delle vaccate di tale portata da indurti a riconsiderare il ruolo dei torrent.
(Ma forse è solo colpa di Goyer)

Poco più di quarantott’ore fa sono uscito, un tantino stralunato, da una sala che proiettava la loro ultima fatica.
Che si chiama Interstellar ma si scrive I N T E R S T E L L A R. Un po’ per rispetto dei Nolan Bros, notoriamente avversi al kerning, un po’ perché, in effetti, questo film è

Talmente tanta che a uno poi gli viene di farci una pigna di tre ore e va a finire che si perde per strada.

Disclaimer n.1: in giro sarà pieno di gente che spara merda sul film, sulle sbavature e sui buchi. Che ci sono, eccome. Tre buchi neri e qualcuno minore, per la precisione. L’impalcatura stessa su cui poggia il film è traballante, piena di ingenuità, approssimazioni, incongruenze. Fregatene, tira dritto.
Disclaimer n. 2: gli sfigati che si metteranno a dissezionare ogni battuta evidenziandone le castronerie scientifiche, scomodando la termodinamica e i quanti, sono Il Male del Cinema. Non ti curar di lor ma guarda il film.
Disclaimer n.3: stai alla larga da chi blatera del “nuovo Kubrick”.
Disclaimer n.4: in giro è pieno di trentenni che non si sono ancora rappacificati col fatto che Kenshiro facesse tutto per Julia. Pensano che è uno che mena come un fabbro così, a buffo. Ti diranno che tutta la storia dell’ammore ha rovinato il film, che non è vero che trascende il tempo e lo spazio, che volevano vedé più astronavi. È colpa loro se in giro c’è roba tipo Dracula Untold, se è in arrivo Fast & Furious 37, se i Wachowski hanno girato Reloaded e Revolution.
Disclaimer n.5: come forse avrai già intuito, questa non è una recensione. Che tu debba recarti quanto prima a vedere I N T E R S T E L L A R è cosa certa, indipendentemente da quello che leggerai qui o altrove. Dà retta a zio.
Disclaimer n.6: è tradotto a cazzo e in due tre scene cruciali si sente. Non sai che darei per vedermelo in originale (cioè in texano).
Disclaimer n.7: sto andando a braccio. Non so dirti se ci saranno spoiler ma penso di sì.

Allora. Non so voi ma a me ‘sta cosa che uno dei registi più influenti degli ultimi anni avrebbe spedito Rust Cohle nello spazio piaceva parecchio. Me lo immaginavo lì, stella solitaria nell’abisso cosmico su una navicella con gli interni in crema e radica, Time is on my side nella versione degli Stones in loop dalle casse della cabina e lui sbronzo sul modulo di comando che accartocciava bibitoni di soylent, un monologo dopo l’altro fino a spingere il simpatico computer di bordo al suicidio.

AlrightAlrightAlright

tipo così

Devo dire che è stata una piacevole sorpresa imbattermi nella sua nemesi, Mister Fiducia Incrollabile Nel Genere Umano.
Essì, dentro I N T E R S T E L L A R c’è una visione un filo antropocentrica. Siamo le cavallette del cosmo, abbiamo mandato tutto in malora e va bene così, checcefrega, c’è ancora un sacco di Spazio.
Una parte di me dice che ci vuole coraggio a proporre una tesi come questa, oggi che la sostenibilità è un’ossessione (sulla carta). L’altra parte vive la cosa con un certo fastidio, convinta com’è di una versione che riassumerei nelle parole del sommo George Carlin:

George Carlin

Ma che la faccenda ruotasse tutta sull’Uomo lo si capiva già dal teaser. Siamo pionieri, non guardiani. Visioni del mondo agli antipodi. Per intenderci, il film è talmente antropocentrico da avere a bordo come mecha designer l’inventore del KitKat.

INTERSTELLAR TARS

Ciao, sono un’evolutissima intelligenza artificiale, ho alcune delle battute migliori del film e in questo momento sto correndo.

Ci sono personaggi buttati lì a caso. C’è un redivivo Wes Bentley che è lì a fare numero. C’è Michael Caine nei consueti panni del Nonnodinolan™ ma qui davvero improbabile. C’è il negro che è lì uso wikipedia e che non solo muore, ma prima di morire invecchia gratis. C’è uno svogliatissimo John Lithgow sempre fuori posto. C’è la Chastain, che senza Malick a farle brillare il mondo intorno è una qualunque. C’è la Hathaway che io non ho proprio capito che c’avrà questa boh. C’è Matt Damon a cui viene appioppato un evitabilissimo spiegone affannato, nella fase più critica di tutta la pellicola.
E poi c’è lui, Texas hold ‘em, l’uomo dell’anno. Che siamo nello spazio profondo e le stelle e i pianeti e i wormhole e i multiversi ma le inquadrature stringono tutte sul suo faccione poligonale. Lo space cowboy, il Cristo dei narcolettici.
C’è, amplificato al massimo con tanto di Einstein for dummies, un tema particolarmente caro ai Nolan, ai quali da piccoli devono aver raccontato svariate volte la storia di quella fata che seduce quel tipo e i due passano un pomeriggio insieme nel bosco, poi lui torna a casa e scopre che è passato un secolo e sono tutti schiattati.
Trattandosi di robe pentadimensionali ci sono i soliti paradossi, ma ti consiglio di assumere una buona dose di incredulità per goderti lo spettacolo, ché se ti metti a scomodare Novikov finisce solo che capisci perché la società di produzione di Nolan e signora si chiami Sincope.

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Ingenuità o meno, ho adorato il modo in cui con pochi cenni è stato portato in scena il contesto, il futuro imprecisato, la carestia globale, la sabbia ovunque. Quelle due battute dei prof della figlia che ti dicono come sta messo il mondo. Una capacità di sintesi che ahimè si va progressivamente perdendo con l’incedere della trama, per far posto a spiegoni piazzati qua e là per scarsa fiducia nello script o nel proprio pubblico, a seconda dei momenti.
C’è il “mistero” del film spiattellato con una battuta forzatissima a mezzora dall’inizio, che ti auguro di non cogliere mai. C’è uno degli epiloghi più pasticciati che io abbia mai visto, specie considerando il dispiego di forze per giungere fino a lì. Nolan, si sa, ama trastullarsi nel finale. Ma qui esagera e finisce col raffreddare una sala che aveva portato all’incandescenza giusto qualche scena prima. Manca il coraggio della trottola di Inception, la catarsi di The Prestige. C’è da sperare in un Director’s Cut privo di quegli ultimi, terribili, venti minuti – e con la scena del primo impatto col wormhole che duri almeno il doppio – per ridare dignità ad un’impresa titanica.

Dal punto di vista prettamente visivo, negarne la potenza è ammettere la propria cecità. Ma non è tutto lì.
Fosse anche solo per premiare l’ambizione che ha condotto i Nolan fino a qui, I N T E R S T E L L A R è imperdibile. È il quasi2015, siamo dentro al futuro fino al collo eppure il cinema è ancora fatto di gente che se-spara-e-core-co-e-maghine. Le opere che si spingono oltre vanno premiate a prescindere. Per cui vai, vai. Non andartene docile in quella buona notte.

Forse il più grande errore di Nolan è di tipo strategico.
Interste-pardon,  I N T E R S T E L L A R  è un film sull’essere padre, si diceva. Ma nel pubblico che attira con la sontuosità delle sue immagini, di padri forse ce ne sono pochi. Un padre si lancia continuamente nell’ignoto, prende schiaffi da onde grandi come montagne e si esibisce in incastri millimetrici mentre vortica su se stesso. Un padre si danna per mantenere una promessa. Ai padri manca spesso l’aria, e il tempo.

Note a margine:
Qualcuno deve aver convinto a Hans Zimmer a posare il Mjöllnir quando si siede a comporre. Com’è come non è, da quando gli hanno regalato l’organo va molto meglio.
Dio come odio il baseball.

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italic, irregular, bald.™

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