Per fare un albero ci vuole un uomo

Stimatissimi Rudolf e Johann, ero qui che mi chiedevo

se un albero cade in una foresta dove non c’è nessuno, fa rumore?

ma finora ho prodotto in risposta solo supercazzole vagamente zen. Mi date una mano?
Sempre vostro,

TM

La realtà che si rende accessibile alla nuda immagine è una metà della realtà intera; il contenuto dello spirito umano è l’altra metà. Se l’uomo non si fosse mai posto di fronte al mondo, mai questa seconda metà sarebbe venuta a espressione viva, a piena esistenza: avrebbe agito come un occulto complesso di forze, ma le sarebbe mancata la possibilità di presentarsi in un suo proprio aspetto. Potrei dire, dunque, che se l’uomo non ci fosse il mondo assumerebbe una falsa fisionomia. (…) L’uomo non è qui solo per farsi un ritratto del mondo già compiuto, egli stesso coopera alla realizzazione del mondo. (…) La verità non è un sistema di concetti rigido e morto, che non sia capace di assumere più di una sola figura: essa è un mare vivente che può mostrare in superficie onde di diversissime forme, e in cui lo spirito umano vive.
La teoria propriamente detta – afferma Goethe – è utile solo in quanto ci fa credere alla connessione dei fenomeni.
Egli non apprezza una teoria che pretenda di essere conclusa una volta per sempre, e che in questa forma voglia rappresentare una verità eterna. (…) Se l’uomo dirige lo sguardo verso una cosa, sorge in lui l’impulso di più di quello che nella percezione gli viene incontro. E tanto lontano si spinge questo impulso, tanto lontano si estende il suo bisogno di conoscenza. (…) Voler conoscere è un’esigenza umana, non delle cose. Queste non possono dire all’uomo sulla loro essenza più di quanto l’uomo stesso chieda. Chi sostiene che il potere conoscitivo ha limiti restrittivi, ignora l’origine del suo bisogno di conoscenza. Egli immagina che il contenuto della verità sia custodito non si sa dove, e che nell’uomo viva soltanto il desiderio indefinito di trovare un accesso a tale deposito. Ma è l’essenza stessa delle cose che affiora all’interno dell’uomo, e vi cerca quel che le appartiene: la percezione.
Nel processo conoscitivo, l’uomo non muove verso un segreto nascosto ma verso il pareggio delle due forze che operano su di lui. Se l’uomo non esistesse l’interiorità degli oggetti non sarebbe mai conosciuta perché qui, senza l’uomo, non avrebbe un tramite per cui potersi esprimere. Ma non si può dire che nell’interno degli oggetti c’è un dato a cui l’uomo non può accedere. L’uomo viene a sapere che nelle cose è presente un aspetto che la percezione non offre perché questo aspetto vive nel suo interno. Diversamente, chi non comprende che all’interno dell’uomo risuona il linguaggio della realtà che lo circonda, ritiene che tutta la verità debba penetrare in lui dall’esterno. Egli si attiene allora alla nuda percezione d crede di poter conoscere la verità solo attraverso la vista, l’udito, il tatto, con la raccolta degli eventi storici, con la comparazione, il numero, il calcolo del peso di quanto accoglie dal mondo dei fatti. Oppure ritiene che la verità possa giungergli solo tramite rivelazione da un canale estraneo alla conoscenza. O, infine, attraverso forze di particolarissimo genere come l’estasi o la visione mistica, egli cerca di venire in possesso di quella più alta comprensione che – a suo avviso – il pensiero non può offrirgli.
La prima categoria, quella dei fanatici del dato di fatto (…) essi catturano i fatti con la rete del proprio pensiero ma attribuiscono un valore oggettivo solo alla preda. Non si avvedono che la preda catturata riceve dal pensiero una spiegazione, una collocazione, un’interpretazione che nella sua nuda immagine non possiede. (…) L’illusione cui cede può durare solo fino a quando egli resta fermo sul più basso gradino dell’interpretazione della natura, fino a quando semplicemente conta, calcola, pesa.
Goethe così condannava questo metodo: “l’uomo che si serve di sensi sani è in se stesso il più grande e più esatto apparato fisico possibile e il peggior malanno della fisica è appunto quello di aver separato, per così dire, gli esperimenti dall’uomo, e di voler riconoscere la natura soltanto in quello che strumenti artificiali rivelano, anzi di voler circoscrivere e comprovare in questo modo tutto ciò che a ella è dato di compiere.

[Rudolf Steiner – La concezione goethiana del mondo]

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