And now, let’s go synthesize some LSD

Dopo il signore distinto con la pelle squamata che attraversa i vagoni della metro urlando, oggi è la volta di una coppia di ottantenni a bordo di una Clio.
In marcia a passo d’uomo, accompagnati dai clacson e dalle madonne dei romani al volante, guidano la fila e guardano dritto. Fin qui è roba abbastanza normale per le strade della capitale, a quell’ora battute principalmente da uomini e donne sui quaranta che vanno a cinquanta o viceversa, prima-seconda verso un ufficio dove siederanno a picchettare tasti intenti in attività per le quali basterebbero una flat e Google Drive.

Poi la Clio si blocca all’improvviso.
Lui insiste sull’acceleratore e la scatoletta comincia a stridere e slittare. Richiamate da quello che sembra l’urlo di un Nazgul, tante testoline cominciano a sbucare dalle finestre dei palazzi circostanti.
La ruota posteriore è bloccata da non so cosa, mi avvicino a piedi mentre le bestemmie sul fondo diventano un coro Maori in dolby surround e lo invito a fare ancora un metro, spegnere e scendere di corsa che la Clio, nel frattempo, ha cominciato a fumare nero.
Non uno sguardo, un cenno del capo, niente. Però sembra aver capito e accosta.
Esce la moglie, poi esce lui.

Davanti a me, Jack Palance in velluto e mocassino lucido. Accanto a lui, Moria Orfei in tuta di ciniglia viola. Non dicono una parola.

– Buongiorno.

– …

– …

-… la ruota è bloccata, la frizione sta fondendo tutto, deve chiamare un meccanico.

-…

-… ce n’è uno qui vicino, se vuole lo chiamo io.

-…

-… do you speak english?

-…

Finalmente libera di fiondarsi verso una giornata di Excel e pausecaffè, la rampante middle class capitolina ci sfreccia accanto. Qualcuno lancia occhiate colme di riverenza e profondo rispetto per gli anziani che-naa-società-de-ogggi-chisse-ferma-è-perduto e poi via, verso mirabolanti avventure.

Jack e Moira non hanno ancora proferito parola. Lui si guarda intorno come se aspettasse da un momento all’altro l’arrivo della Nave Madre per tornare a casa, lei tiene tra le mani una confezione di pancetta e una scatola di medicinali. Mi viene il più classico dei

– signora, si sente bene?

Ma niente. Muti.

Il tempo di cercare il numero del meccanico e, quando alzo lo sguardo, non ci sono più.
Giuro. Spariti.

La Clio è ancora lì, chiusa e avvolta dall’odore di gomma bruciata.
Mentre mi appunto la targa, da qualche parte, un tizio in borsalino e completo anni ’50 mi sta guardando, ne sono certo.
Sigla.

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