Andreotti sapeva (no, non è quello che pensi)

Quel malore di Andreotti in diretta tv nel 2008, quando s’impallò dalla Perego, hai presente?

Avrò visto il video si e no mezza volta, di sfuggita, soffermandomi – come tanti, credo – sul suo sguardo perso nel vuoto, quei venti secondi di improvviso silenzio, quella smorfia che a tutto faceva pensare meno che al dolore.


— Presidente?

 

— Presidente?

 

 

— Presidente?

Pubblicità.

Finiva lì, e io non ci badavo più di tanto. Il tempo di un tweet, #Andreotti, malore improvviso, link, fine.
Sarà che mio figlio aveva appena un anno e molto era ancora al di là da venire. Interrogativi che si sarebbero fatti col tempo sempre più insistenti, risposte sempre più urgenti.

Su Andreotti si è detto tutto il dicibile e oltre, non intendo aggiungere nulla. Ho solo realizzato, oggi,  il senso di quell’episodio in tv.
Lì, nascosta ma neanche troppo, c’è la risposta a molte delle domande di cui sopra.
E viene dal fatto che il divo non va in stand-by in un momento qualsiasi. S’impalla quando arriva una domanda precisa, che lo proietta in un luogo altrettanto preciso.

 

— Presidente, quale futuro si augura per i bambini di oggi?

 

Bam.
Non erano occhi persi nel vuoto. Era una visione.

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