All I want for Christ must be you. [repost 20.12.10]

È iniziata la corsa agli armamenti, come la chiama Ilaria.
E ci sono le cose che notano tutti (alberi e presepi, zampognari e lucette colorate), quelle che nota qualcuno (gli arrangiamenti pop che improvvisamente si riempiono di cori e campanelle nel disperato tentativo di sfornare la hit di Natale), e quelle che nessuno vuole vedere (una realtà quotidinana che si fa sempre più cinica e paradossale, le mille giustificazioni partorite dalla coscienza umana per tollerare un prelievo al bancomat dietro l’angolo dove un poveraccio muore di freddo).
Ma anche la lettera integrale di Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, a proposito dell’esito del summit appena conclusosi a Copenhagen, se vogliamo.

Lo show proseguirà senza intoppi, come sempre, guidato da espertissimi impresari e maestri di cerimonia. Sta a noi decidere chi interpretare.
Si può scegliere di agire o di fermarsi appena il tempo per un like su Facebook.

Oggi Diana ha portato a casa un lavoretto da scuola.
Non c’è stata, nel corso di tutto quest’anno, una soddisfazione e un incoraggiamento alla decrescita più grande.


Non starò certo qui a pontificare su come dovrebbe essere il Natale.
Certo però, non ditemi che ha a che fare con quel delirio compulsivo, quell’immensa ruota per criceti, quell’affanno con cui si riempiono carrelli della spesa reali e virtuali. Chiunque pensi che non ci sia alternativa, che sia normale, che ci faccia bene, che sia per noi, ha una pessima opinione di sé e della specie vivente a cui appartiene.

Cominciava a sembrarti tutto falso e meschino, allora sei fuggito via.
In barca, verso il largo, lontano da tutto e da tutti. All’improvviso un rumore sordo.
Il tuo battello ha urtato le gigantesche quinte che per anni hai chiamato cielo.
E finto. È blu, dipinto di blu.
Se questa non è solo una memorabile scena di Truman Show ma è – o è stata – la tua vita, al tuo grido disperato non risponderà Ed Harris, ma Dio.
O almeno a me è andata così.

E Dio, per chi ci crede e per chi no, sta nella verità. Pura, semplice e assoluta.
Ciò che c’è di davvero trascendente qui fuori. La verità delle cose, dei fatti, dei rapporti tra le persone, la verità con te stesso. Niente più versioni romanzate o licenze poetiche. La messa al bando di ogni ipocrisia.
Lo chiamo Dio perchè poi, a pensarci bene, si tratta del massimo a cui si possa aspirare su questa terra: vivere liberi da ogni schiavitù, scegliere consapevolmente ogni cosa, avere il famoso coraggio delle proprie idee, sospesi come funamboli in un cosmo di cui sappiamo solo una manciata di come e zero perchè.
Si, lo so, una storia lunga e complessa. Non è roba per un blog che aggiorni ogni tre mesi, se va bene.

È un processo di disintossicamento faticoso, lento e graduale. Decrescita, si diceva. Butti un po’ di carico in mare e qualcuno già ti vede come una specie di asceta, di cultore delle privazioni. In realtà ti stai solo liberando dei pesi che ti impediscono di andare avanti.
Devi arrivare a sentire quel rumore sordo, a toccare le quinte, se vuoi smetterla di sentirti sempre e ovunque a disagio. Devi porti domande che la tua coscienza, allenata per anni a fare zapping, si affretterà a mettere da parte. Devi fartele ancora, e ancora.
Il primo passo per liberarsi da qualsiasi schiavitù sta nel riconoscersi schiavi, poi viene il bello.
Quando quell’omino mesto e borghese che hai dentro capirà chi è che comanda, spegnerà la tv e alzerà le tapparelle, permettendo al sole di illuminare la stanza, finalmente.

Emancipate yourself from mental slavery, diceva qualcuno. In quella frase c’è l’augurio che faccio a chiunque legga queste righe.
Per il Natale, per l’anno nuovo che sta arrivando, per la vita, l’universo e tutto quanto ne facciamo.
Non viene da uno che ce l’ha fatta, è chiaro. Ma da uno che a volte ce la fa, questo sì. E lo augura perché sa che è meraviglioso.

Prima di chiudere, l’invito alla lettura di un tesoro che arricchisce davvero, da preferire all’ennesimo gingillo. (Sottotitolo e copertina orrendi, ma tu non ti fermerai per così poco, vero?)
Leggilo tenendo a portata di mano un’antologia completa dei racconti di Camelot.
Sì, proprio quelli della Tavola Rotonda.

Fidati.

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