Bittersweet [REPOST 14.8.09]

Was it you who spoke the words that things would happen but not to me /
Oh things are gonna happen naturally/
And taking your advice I’m looking on the bright side/
And balancing the whole thing/
But often times those words get tangled up in lines/
And the bright lights turn to night/
Until the dawn it brings/
A little bird who’ll sing about the magic that was you and me.
(Jason Mraz, You and I both)

Scarlattina, otite, idrocele, denti, febbre a cannone. 1-14 Agosto 2009.
Avere un figlio significa arresti domiciliari.

Bitter

È saltato l’80% delle cose che avevo (avevamo) pensato di fare in questi giorni.
E’ saltato il pellegrinaggio a casa di Banksy.
Sono saltati il mare, il lago e la montagna. Gli amici, il cinema, la musica.
L’amato/odiato planning settimanale mi fissa dalla scrivania. Ha gli occhi di Bush quando parlava di Asse del Male e Giustizia Infinita.

Malattie, farmacie, file, telefonate, custodi delle scienze mediche che procedono a tentoni nel buio di ciò che ancora non sanno del corpo umano. L’assenza dell’umiltà necessaria per ammettere una sconfitta, la presunzione, la mediocrità, il veleno.
Per gran parte del giorno ho “i pugni nelle mani”.

Quest’improvvisa reclusione mi da troppo tempo per pensare e per quelli come me la cosa non è quasi mai un bene.
La “società civile” mi appare sempre più come un idiota che esce di casa nudo e va da Bulgari per comprare un paio di gemelli.
Il tempo scorre lentamente, troppo lentamente. E trovarsi alla fine della giornata con la sensazione di non aver fatto abbastanza è devastante.
Ogni decisione da prendere in questo delicatissimo momento (che è tale anche per mille altri motivi), è una roba da filo rosso/filo blu. Sudori freddi, gola secca e mascelle serrate.

Sweet

Ho tempo per recuperare una serie di letture arretrate, riprogrammare l’immediato futuro (stavolta cercando di ricordare, come suggeriva John, che la vita è ciò che ti accade mentre sei tutto preso a fare altri programmi).
E faccio questo con un’urgenza che puoi percepire solo quando diventi padre. Non è presunzione o superbia, è che tuo figlio ormai parla. Punto. E tu devi saper rispondere. Sempre.

Cullati dal silenzio onirico degli appartamenti chiusi per ferie che ci circondano, passiamo le serate leggendo, ascoltando musica nella luce soffusa del salone.
Basta la voce di Al Bowlly a portarci dove vorremmo essere. Ci guardiamo negli occhi e l’istante dopo siamo lì.
Sto scrivendo. Piano, ma sto scrivendo.
Giochiamo con Leonardo.
Ci aiutiamo. Ci diamo i cambi.
Siamo invincibili.

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italic, irregular, bald.™

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