Asso, Jack e donne.

In cima alla lista di cose belle che accadono in questi giorni c’è un ex aequo.

C’è Makkox. Tre libri di Makkox.
Makkox che è l’autore di quelle che molti si ostinano ancora a chiamare vignette e che io chiamo pagine-sparse-che-un-giorno-rilegherò-e-consegnerò-ai-miei-figli-dicendo-loro-ecco-questo-è-il-libro-di-storia-contemporanea-e-arte-moderna-studiate-qui-e-mollate-il-resto. Makkox, che ha cinque anni e corre beato tra i campi e scrive di amici a cui vuoi un bene smisurato e lo fa in un modo che te li fa amare ancora di più. E mentre leggi di una giornata tra chiacchiere di videogamers accaniti e racconti di megafestival ammerigani – sei lì con loro. Poi scopri con piacere che in quelle occasioni i Goonies non sono venuti in mente solo a te. Della serie: Adesso saltano fuori le BMX e passiamo il pomeriggio a sgommare sui viali di Astoria.
E’ così. E’ verissimo. Ne so qualcosa. Lo stand up comedian newyorkese alimentato a Red Bull e la sua Cat(e)woman, dal vivo, fanno quell’effetto lì. Entusiamo, energia. Lavorare con, mai lavorare per. Nessuno mi ha mai fatto odiare i chilometri che mi separano da Milano quanto loro.
Arriveranno questi tre libri. E se gia era autentica meraviglia l’aver messo lo zampino nell’attuale catalogo Bao, sguinzagliare Cliff & Mucca contro tutto e tutti sarà memorabile. Vederli mordere il culo all’Italia tutta è una roba da non perdere, ve l’assicuro. Makkox e Bao Publishing si meritano il meglio e l’hanno trovato incontrandosi. Woof!

Poi c’è Jack.
Ho conosciuto Jack una sera di fine agosto di tre anni fa, in radio. Salgo in macchina diretto a casa. Quando accendo, lo speaker sta terminando una breve introduzione per un musicista che canterà dal vivo da lì a poco. Appena il tempo di sentire qualche parola chiave (surf in primis) per uscire dalla modalità ascolto distratto, tendere l’orecchio ed alzare il volume. Il pezzo che segue mi colpisce al punto che google > jack jaselli è la prima cosa che faccio rientrato a casa. L’artista che scopro è incredibilmente affine al mio sentire e ho la netta sensazione che non sia solo una questione di sound.
Il giorno dopo pubblico un suo video sul mio vecchio blog e, a sorpresa, Jack lascia un commento in cui mi ringrazia. Grazie a te, dico. In quel momento non lo so che manca circa un mese al mio ingresso nell’arena di Facebook ma una cosa è chiara: mi piace questo elemento.
Facebook, appunto. Ci ritroviamo lì, scopro la band. Vedo il loro progetto crescere attraverso le mille sfaccettature della rete. E mi piace sempre di più. Sento altri pezzi, arriva il disco, autoprodotto, autopromosso, autobomba. Nel frattempo i primi passaggi sulle radio nazionali, Jack & soci suonano, cantano e incantano live, dappertutto. E’ nata un’amicizia ancora solo telematica che regala sorprese continue. Una su tutte, tramite Jack io e Ilaria conosciamo Justine, poi Chiara. Siamo ancora nel 2008/09. Le loro vite sono state da poco rivoluzionate da due marmocchi che in breve tempo le trasformeranno nelle Funky Mamas, creatività purissima che ogni giorno esplode su questi schermi, davanti ai nostri sorrisi spesso ammirati, a volte increduli per quanto ci sia in comune.
Fast forward: 2009, 10, 11. Jack è a Roma per un’intervista. Avviso last minute. Panico. Un doppio carpiato con gli impegni ed eccomi qui che lo aspetto in centro. Oggi niente avatar, like o retweet, finalmente.
Dal primo saluto la sensazione è quella di conoscerci gia e, okay, in parte è vero, ma (almeno per me) all’inizio l’effetto è straniante. Mi è gia capitato di incontrare qualcuno dopo mesi, anni di contatti mediati da uno schermo ma stavolta è diverso. I questi anni l’ho visto esibirsi in video, ho seguito la genesi di un disco che poi ha suonato in casa, in macchina, in treno, in vacanza. Ero lì che pensavo “è come andare ad un concerto, partire in anticipo per avere i posti migliori e dopo aver ballato sotto al palco trovarti il frontman che ti tende la mano e ti propone una birra a microfoni spenti”. La birra arriva qualche minuto dopo all’ombra di via Nazionale. Tutto scorre nel modo più naturale che esista. Parliamo di milllllioni di cose compresse in due ore. Vita, musica, design, famiglia, storie, figli, viaggi, progetti, tutto. E permane l’impressione di aver ritrovato qualcuno. Non ci salutiamo senza prima tirar fuori un paio di idee che bastano e avanzano per stamparmi un sorriso ebete sulla faccia al solo pensiero. Il primo è un rendez vous. Noi, le Mamas e le Vibes. Musica, bambini, sole. Pazzesco. Tempo fa ho avuto un assaggio della magia. Se dai un’occhiata qui puoi averlo anche tu.
Il secondo riguarda il mio amato/odiato mestieraccio e il nuovo lavoro di Jack: I need the sea because it teaches me. Potrei fermarmi al titolo e avrei detto tutto, invece c’è di più. Pezzi acustici, registrati qui. In una parola freakinawesome.
Insomma, Grande Spirito che a volte sembri non rispondere, a quanto pare mi stai preparando quello shot di ossigeno, lime, menta e polvere di stelle che stavo aspettando. Gaudium magnum.

Disclaimer: Questo post è nato di getto per esprimere gratitudine, per le persone straordinarie che si incontrano sul proprio cammino.

(E in questi giorni, mentre quattro pagliacci stanno tentando per l’ennesima volta di imbrigliare la rete, io lavoro con moglie e figli al mare e vado in giro con Lykke Ly, Mos Def e Jack in cuffia. Il pezzo che mi ronza in testa, però, è più vecchio di tutti noi messi insieme. 1963. Say it’s all right / it’s al right / you got soul, and everybody knows/ that it’s all right, whoa, it’s all right.)

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Informazioni su thomasmagnum

italic, irregular, bald.™

  1. Ahahahah! Arriva a fagiolo questo post. Anche io sono immersa nella gratitudine delle belle persone che sto incrociando sul mio cammino e ti dirò…il resto prrrrrrrr

    Grande Fab!

    Un bacio alla funky Family tutta, ci si vede su un prato con le chitarre prestissimo!

    It’s all right!

  2. Pingback: Mommy Rapsody : Le Funky Mamas

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