Due migliori amici.

We used to laugh a lot
But only because we thought
That everything good always would remain
Nothing’s gonna change there’s no need to complain
(Jack Johnson, Mudfootball)

Trovarne uno, nell’arco di tutta una vita, è una grazia enorme che ci viene concessa da un Dio che ci ha fatti così diversi, in superficie, e così uguali, in profondità.
Per il decennio indimenticabile che mi sono appena lasciato alle spalle, questo Dio deve avermi preso particolarmente in simpatia perchè, sapete, io ne avevo persino due. Uno perchè uguale, uno perchè diverso.

Uno, conosciuto a diciannove anni, fino a poco prima di compierne trenta mi ha regalato una sequenza ininterrotta di magia. Probabilmente impiegherò tutta la vita che ho davanti per capire cosa diavolo sia successo, poi. E forse anche così non lo comprenderò mai. Un tranello, un incubo, uno scherzo grottesco. Non vedi l’ora che i tuoi figli lo chiamino zio e invece ti ritrovi a inseguirlo, un fratello ferito da una manciata di parole scelte male dal mazzo. Parole che volevi vere, dal cuore, e che invece hanno portato solo dolore. Non sei più gradito. Stop. Fine. Addio.
Uno sfregio sul capolavoro che siete stati fino all’attimo prima. Capolavoro che credevi immortale. Mutabile, si, perchè ti aveva conosciuto cazzone con la testa altrove e oggi ti vedeva marito e padre vulnerabile, uomo. Perchè l’avevi conosciuto sognatore e sensibile e oggi lo vedevi stanco e disincantato e vulnerabile, uomo.
Capolavoro mutabile, ma immortale. Storia diversa per gente normale, storia comune per gente speciale. Cos’altro vi serve da queste vite ora che il cielo al centro le ha colpite? Ora che il cielo ai bordi le ha scolpite?

L’altro è li da sempre. Da quando una maestra d’asilo ci portò in bagno a prendere i nostri asciugamani, ognuno con un simbolo, i nostri con il simbolo uguale. Ma come, non è possibile! Era solo l’inizio.
Oggi è distante, con il cuore, il corpo e la mente. Insegue un sogno. Grande. E io, ancor più che augurargli di raggiungerlo, gli auguro la pace nell’anima. Anzi, di raggiungerlo con la pace nell’anima.
Siamo stati identici, poi lontani un abisso. Poi ancora identici, oggi di nuovo lontani. Quando siamo insieme tutto è innegabilmente diverso e ci affanniamo per non perderci. E’ un legame che incassa i colpi delle scelte, delle strade che percorriamo e delle persone di cui ci circondiamo. E’ qualcosa che non voglio perdere perchè – non mi illudo – è reale, il fuoco è ancora lì sotto. Non saranno gli anni o i chilometri a vincere, saremo noi.
Basta cambiare “Suzi Lee” con “Valentì“, Jack White questa l’ha scritta per noi. Non è un caso, poi, che sia finita in mano a Jack Johnson.

Forse il Dio di cui sopra si è improvvisamente reso conto di questa cosa che io stesso ho sempre sospettato e mai rivelato, per timore di essere “beccato”. E cioè che forse per una sua svista, in materia di amicizia a me era stato concesso troppo, troppo di più di quanto un uomo possa sperare di ricevere. Così ha cercato di riequilibrare l’universo, e ha fatto un casino. Qualcosa da cui vorrei tanto, ma tanto, tanto risvegliarmi.

Oggi, per puro caso, ho ascoltato questi pezzi uno dietro l’altro. Mi hanno lasciato a terra. In frantumi.
Questo non è un post, è un grido.

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