Io sono tuo padre. [Repost 28.10.08]

Borsa, borsetta, borsina, passeggino, biberon, pannolini, ciuccio, portaciuccio, mettilagiacca, prendilcappello. Il tempo che passa tra “ok, usciamo” e la porta di casa che si chiude dietro di te è forse la prova più inequivocabile: la tua vita è cambiata per sempre.

Diventare padre significa addormentarsi alle dieci, coi vestiti addosso e le scarpe ai piedi. La schiena a pezzi, la casa pure.

Diventare padre significa che sono tutti più esperti di te e fanno a gara per regalarti i loro illuminati pareri scientifici.

Dà retta a me che ne ho tre, dà retta a lei che ne ha sei.

Diventare padre significa spazzolini e pettine nella tazza del cesso, 300 euro di scatole per chiuderci dentro libri e fumetti, non lasciare mai nulla in giro che non sia almeno ad un metro e mezzo da terra.

Diventare padre significa scoprire chi sei.

Diventare padre significa chiedersi il perchè dell’esistenza di asole, lacci, bottoni e fibbie quando è evidente che dovrebbe regnare il velcro fino ai suoi 18 anni.

Diventare padre significa essere sopraffatti dalla bellezza.

Dare vita a un essere umano che è altro da te, che pensa da sè, che è in costante divenire e non si fermerà mai. Significa essere continuamente sbattuti da un lato all’altro dello spettro. Impotente > onnipotente > impotente > onnipotente. Ad libitum. Sei un supereroe con due palle così. Sei un fagggiano con tre ggi.

Diventare padre significa navigare nella merda. A volte anche in senso metaforico.

Diventare padre significa fare l’acrobata in mezzo alla vita degli altri. Significa soprendersi a pensare che si è fatti per questo, solo per questo, e che lo si fa a meraviglia.

Diventare padre significa avere un figlio. Il che significa che tutto il resto, finalmente, è solo un dettaglio.

Diventare padre significa una moglie come alleato e il resto del mondo come campo di battaglia.

Significa mille altre cose ma adesso è quasi mezzogiorno e significa che fra poco devo andarlo a prendere. Dai nonni. Nonnipotenti.

Diventare padre significa guardarlo mentre ti corre in contro allargando le braccia

– papà! –

e all’improvviso capire la vita a che serve.

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Informazioni su thomasmagnum

italic, irregular, bald.™

  1. lorenzo

    Mamma mia, fabri..
    mi hai fatto venire la tipica nostalgia per le cose non fatte, o non ancora.

    Bellissimo, un abbraccio!

  2. Gio

    … sopraffato dalla bellezza: non vedo l’ora.

    (Quando toccherà a me te lo farò sapere!)

  3. Pingback: Diventare padre | Bread Butter 'n' Rock&Roll

  4. Sei sempre eloquentissimo!! e quindi vorrei declinare tutto al femminile con “diventare madre” ….e aggiungerei davvero ben poco! che bello!

  5. eeeh no, non te la puoi mica cavare così! Per la proprietà intransitiva dei ruoli di genitore (ma direi di uomo e donna in generale) il “diventare madre” apre ben altri mondi :D

    … perchè non ne scrivi uno tu? Dai, il blog è appena rinato, un guest post della zia ci sta tutto!

  6. Orisandro

    Complimenti.
    Non ho altre parole. Anche perché le hai usate tutte tu e sono anche le MIE!!!.
    Mi è sembrato di vedermi, in quelle parole.
    Ho un bimbo di 3 anni e mezzo. E’ il nostro antidepressivo.
    Nei momenti più duri io e mia moglie ci siamo detto, ci diciamo e ci diremo: “La fatica passa, il risultato resta”.

    E cito Dante che diceva: “Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini”. Ciao

    P.S. complimenti per il tuo logo.

  7. Grazie a te! Lieto di averti qui. Ci capiamo al volo, con un turbonano della stessa età. :)
    E si, quando capisci che finiti i ‘terrible twos’ arrivano i ‘terrible threes’ quel mantra diventa l’unica salvezza.
    La fatica passa, il risultato resta.
    La fatica passa, il risultato resta.
    La fatica passa, il risultato resta.
    La fatica passa, il risultato resta.

    Perchè è verissimo, “stelle, fiori e bambini”, ma se non ci fossero genitori chi si lasciano erodere contro vento forse resteremmo a stelle e fiori.

    ps: quale logo?

  8. Grazie carissimo, ti ho letto con sincera emozione. Stanco morto con a fianco il mio piccolo Frans, la mamma dorme col grande Filip. Un modo per farla dormire un poco. Siamo genitori “maturi” di due meraviglie di 2 e 5 anni. Cosi’ digitando su Google “essere padre” ti ho potuto leggere e sentirmi dopo un poco meno sperduto. Essere padre. Cosa vuol dire? Me lo chiedo ogni momento e grazie per avermi involontariamente risposto. Spesso ho la sensazione che l’Amore non trovi abbastanza spazio nel cuore, che il “come difenderli” da un mondo cosi’ schizofrenico mi tolga il senno,spesso mi domando “quanto li ho giá danneggiati con il mio ingombrante ruolo di padre”. Vorrei solo che il tempo rallentasse un pochino…grazie ancora e in bocca al lupo.
    Mauro dalla Svezia.

    • Grazie a te, Mauro.
      Felice di accoglierti tra queste pagine e di leggere queste parole da un Paese tra quelli che – fin troppe volte – abbiamo messo in cima alla lista delle “possibili fughe”, per la stessa schizofrenia che citi. Siamo vicini, questo è un ‘repost’, ho scritto l’originale quando ero padre da neanche un anno e oggi anche i nostri ne hanno (quasi) 5 e (quasi) 2.
      È un quotidiano rimbalzare tra epiche battaglie e gioie indescrivibili a parole. Coraggio (lo dico ad entrambi) non siamo soli.
      Benvenuto da queste parti :)

  9. Pingback: Il valore delle parole: Papà | Bloggokin.it

  10. Linda

    Grazie Thomas, mi sono emozionata nel leggere queste parole e come ha scritto milena prima di me, davvero lo vedrei anche al femminile e aggiungerei pochissimo. Sono molto felice di poter condividere questo tuo pensiero con mio marito e so che anche lui fa i salti mortali per i nostri piccoli. Noi genitori ne facciamo di tutti i tipi (di salti mortali) e siamo atleti in gambissima sebbene non abbiamo esperienza. Diamo il meglio di noi, o almeno ci proviamo, sperando sempre di fare il meglio per i nostri figli.
    Noi abbiamo due splendori di quasi 3 anni uno e 10 mesi l’altra, sappiamo che c’è tanto da fare ed abbiamo deciso di cercare il modo di dargli un futuro migliore andando via dall’Italia. E’ dura, specialmente vedere il grande che ogni tanto chiede di aprire la porta per cercare la nonna o quando dice “andiamo a casa” quando parliamo su skype con la zia. E’ dura, ma si fa di tutto per loro, quindi troveremo la nostra dimensione anche qua!
    Dunque congratulazioni a te ed ai tuoi bei “piccoli” ormai di 7 e 4 se non erro, ed ovviamente anche alla loro mamma!

    Linda, dal Regno Unito

    • Grazie a te Linda, per queste tue parole che giungono inaspettate su un post che oramai ha quasi otto anni (sì, 7 e 4, giusto!)… come dissi a Milena, perché no, scrivetelo al femminile!
      Queste tue parole non sono state solo una gradita sorpresa ma anche un’incoraggiamento per noi, che continuiamo a guardarci intorno con il chiodo fisso dell’espatrio, senza aver ancora trovato (creato?) l’occasione giusta… UK dove? Cosa fate lassù?
      Spero di ritrovarti presto da queste parti!

      • Linda

        Difficile scelta la nostra, per mio marito lasciare tutto ancor prima che nascesse la mia piccola e poi per me raggiungerlo dopo un mese dalla parto… (a Newcastle Upon Tyne, mooooolto a nord ma non ancora in Scozia)
        E’ stato un grande salto e a dire il vero nel vuoto perchè sebbene lui abbia fatto un corso da croupier che sarebbe finito a Manchester con inserimento professionale, alla fine chi te lo assicura che ti tengono al lavoro e che va tutto bene? Qua le leggi sul lavoro dipendente sono molto diverse da quelle italiane dove si è più tutelati (almeno sulla carta eh, lo so bene che poi la vita vera è diversa). Però qua se non vai a lavorare non ti pagano e se ti vogliono licenziare lo fanno e basta, d’altro canto è più facile trovare lavoro… La cosa molto positiva è che ci sono moltissime attività organizzate per i bimbi, molte completamente gratuite ed altre che si pagano non più di £1.50. Il nido invece si paga ed anche salato, ma devo dire che lo stato ti assiste ed aiuta molto, è molto presente e da gennaio che il mio grande fa tre anni avrà 15 ore a settimana gratuite. Qua puoi andare al nido anche un solo giorno a settimana e per quante ore vuoi tu, ammenochè la struttura non preveda un minimo d’orario…
        La nostra scelta deriva da varie contingenze. Ovviamente una donna quando ha un figlio poi perde quasi automaticamente il lavoro in italia, difficilissimo trovarne uno nuovo anche perchè con un bimbo piccolo e poi sei sta male? Questa cosa te la chiedono sempre nei colloqui… Vorrebbero che lo lasciassimo da solo? Questo non l’ho mai capito! Mio marito lavorava, faceva il programmatore ma devo dire che in questo ambito, almeno a lui, hanno fatto sempre storie… E ti paghiamo troppo, e no non puoi lavorare da casa (anche se il contratto prevedeva cose diverse e comunque il lavoro era puntualmente svolto) e visto che hai lavorato da casa allora ti paghiamo la metà o non ti paghiamo…. Folle direi!
        Altra cosa che ci ha spinti ad emigrare, oltre il lato economico chiaramente, è stato il fatto che questa è stata la terza opportunità di andare all’estero che ci è capitata da quando ci siamo messi insieme, quindi in fondo ci siamo chiesti se questo treno dopo tre volte sarebbe mai ripassato e visto anche che l’opportunità non sembrava male ci siamo buttati.
        Io per il momento faccio la mamma a tempo pieno, la piccina non è ancora svezzata al 100% e siccome è la seconda e poverina viene spesso dopo il fratello, mi prendo cura di lei quando lui è a scuola, non voglio ancora “lasciarla” non sono ancora pronta! Poi devo ammettere che qua l’accento è molto marcato e appena sono arrivata il primo pensiero è stato “oddio non ho mai studiato inglese!!!”. Ora va meglio, però ancora ce ne vuole. In ogni caso appena possibile cercherò un lavoretto, voglio tornare ad avere qualche ora per me (anche se al lavoro), penso sia importante per la mia salute anche mentale!!!

        Voi? Perchè ci state pensando ma non avete “trovato” l’occasione? Cosa vi spaventa o trattiene?

        La cosa più difficile per noi è stata lasciare le nostre famiglie ovviamente ma ora devo dire (ed è poco che siamo qua eh) gli unici problemi arrivano dall’italia… tasse, multe, cose stravecchie che chissà dove abbiamo i documenti per provare che sono state già abbondantemente pagate… Siamo sfiniti, non vediamo l’ora di riuscire a tagliare questo cordone ombelicale!

        Se vuoi possiamo scriverci per mail o su facebook se ci sei. Hai modo di vedere il mio indirizzo di posta?

        Comunque dopo averti letto come possiamo riscriverlo al femminile? No no, l’idea originale è tua, il turbinio d’emozioni è difficile da gestire ed incanalare in un qualcosa di splendido come hai già fatto tu!!

        A presto!

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